Da metà anni '80 prende avvio una fase in cui le libere forze del mercato prendono il sopravvento su ogni posizione di dominio delle grandi multinazionali e su ogni politica di cartello. I prezzi conoscono quindi una fase di grande instabilità, originata dal concatenarsi di elementi di natura reale, geopolitica e finanziaria. Saranno proprio questi ultimi, in particolare, a caratterizzare il primo decennio del Nuovo Millennio, coma ha dimostrato il picco di 145 doll/bbl (in termini correnti) toccato nel luglio 2008 e il successivo drastico crollo dovuto al fallimento di Lehman Brothers e di altre importanti istituzioni finanziarie americane. L'esplicitarsi della recessione economica a livello mondiale e al conseguente declino dei consumi non hanno comunque impedito alle quotazioni di risalire, mostrando di non rispondere unicamente alle dinamiche di domanda ed offerta.
Nel 1997, la crisi che colpì duramente i paesi del sud est asiatico, convenzionalmente nota come Crisi Asiatica, causò una significativa riduzione delle quotazioni petrolifere, specialmente nell’anno successivo. Nel 1998, i prezzi scendono a 17 doll./bbl in media annua (dollari 2009) dai 26 del 1997; fu il livello più basso dal 1973, anno di avvio della I crisi petrolifera.
Il 1° dicembre 1998 le agenzie di stampa annunciarono la fusione tra la Exxon Corporation e la Mobil Corporation, determinando la nascita della più grande impresa industriale del mondo. Questa fusione segnò l’apice della nuova ondata di fusioni e acquisizioni dell’industria petrolifera avviatasi a metà del 1997, a distanza di poco più di un decennio da quella che fece seguito alla II crisi petrolifera.
Dal 2000, l’area del Delta del Niger è stata incessante bersaglio di attacchi e sabotaggi alle infrastrutture petrolifere da parte dei guerriglieri del Mend, unitamente a frequenti scioperi dei lavoratori dell’industria locale. La conseguente ridotta produzione di greggio nigeriano, di qualità pregiata in quanto leggero e a basso contenuto di zolfo, fu concausa, in diversi momenti storici, delle tensioni sui prezzi internazionali del petrolio (specie a partire dal 2003).
L’11 settembre 2001 il World Trade Center di New York e il Pentagono di Washington furono bersaglio di quattro distinti attacchi terroristici aerei da parte di al - Qaeda. Il simbolo di quella tragedia fu il crollo delle Torri Gemelle di New York, sede del World Trade Center. I prezzi del petrolio, dopo un lieve rialzo giornaliero immediatamente successivo agli attentati, segnarono un progressivo calo; in media annua, si attestarono sui 30 doll./bbl (dollari 2009), in diminuzione rispetto ai 36 dollari del 2000. L’effetto prezzo contenuto fu ascrivibile principalmente alla condizione di recessione economica che caratterizzava gli Stati Uniti in quell’anno, dopo un decennio di espansione, e che si trascinò, sebbene con minor forza anche nel 2002.
Il 19 marzo 2003 scoppiò la guerra delle forze alleate americane e inglesi contro l’Iraq, uno dei principali produttori al mondo di petrolio e il secondo per riserve accertate. Molti degli iniziali timori circa scenari catastrofici si rivelarono presto eccessivi, risultando chiaro che la guerra non si sarebbe estesa al Kuwait e all’Arabia Saudita. L’aumento delle esportazioni degli altri paesi dell’area compensò l’ammanco dell’Iraq, la cui produzione scese dapprima a 1,4 mil. bbl./g (marzo 2003) per poi arrivare a 170.000 bbl./g nell’aprile dello stesso anno (i livelli pre-crisi superavano i 2 mil. bbl./g). I prezzi, dopo l’inizio delle ostilità, segnarono una netta caduta.
Il 2004 deve essere ricordato come un anno di eccezionale crescita della domanda petrolifera mondiale che segna l’aumento record di 3,2 mil. bbl/g. Fu la prepotente irruzione della Cina sul mercato petrolifero internazionale a guidare detto incremento. Da quell’anno, le economie asiatiche saranno il principale driver dei consumi mondiali di petrolio e i prezzi innescheranno un rialzo continuo e strutturale che culminerà nei 145 doll./bbl (dollari correnti) di luglio 2008. Questo rally delle quotazioni è ascrivibile alla combinazione di determinanti di diversa natura: strutturale, geopolitica, finanziaria.
Il 30 agosto e il 21 settembre 2005 gli uragani Katrina e Rita, entrambi di categoria 5 della scala Saffir-Simpson (5=categoria massima) causarono migliaia di vittime e devastarono le infrastrutture petrolifere del Golfo del Messico. Al 27 settembre il totale della produzione di greggio di 1,5 mil.bbl/g del Golfo del Messico venne interrotta: si trattava del 28% del totale USA. Nonostante questa conseguenza, ad un rialzo dei prezzi verificatosi durante l’attesa di Katrina, prevista con un certo anticipo, le quotazioni presero a scendere nei giorni immediatamente successivi all’arrivo degli uragani.
Nell’agosto del 2007, scoppiò negli Stati Uniti la crisi dei mutui subprime che segnò l’inizio di una nuova fase recessiva per il primo consumatore di petrolio mondiale. Pur tuttavia, le quotazioni petrolifere continuarono a crescere avvicinandosi a fine anno ai 100 doll./bbl.
Il 28 febbraio del 2008 le quotazioni del Brent Dated, benchmark di riferimento per l’Europa, superarono i 100 doll./bbl e il 14 luglio toccarono il livello record di 141 doll./bbl (145 per il WTI, greggio di riferimento americano). Tuttavia, a partire da agosto, iniziò una veloce discesa dei prezzi, accelerata dal fallimento di Lehman Brothers, il 15 settembre. Da quel momento, i mercati presero consapevolezza che la crisi economica e finanziaria che aveva colpito gli Stati Uniti si stava propagando su scala mondiale: si trattava della peggiore crisi mai verificatasi dopo il 1929. I prezzi arrivarono a toccare i 35 doll./bbl. nel mese di dicembre, oltre 100 dollari in meno del picco di luglio, inducendo l’OPEC a decidere di attuare un taglio record della produzione nell’ordine dei 4,2 mil. bbl./g.
Il 2009 passerà alla storia come un anno di profonda recessione economica e di pesante crisi del credito. Per la prima volta dal 1983, la domanda petrolifera mondiale mostrerà una variazione annuale negativa e prossima ad 1,7 mil. bbl./g (stime AIE), determinata dal forte calo dei consumi dell’area OCSE, Stati Uniti in primis e a seguire Europa. Rimangono invece dinamiche le economie asiatiche seppur con tassi di crescita dei consumi inferiori a quelli degli anni precedenti. Nonostante fondamentali reali di mercato fortemente bullish le quotazioni petrolifere hanno mostrato segni di evidente tenuta, riprendendo a salire già da marzo 2009, in piena crisi, e attestandosi sui 70-80 doll./bbl nella seconda metà dell’anno.