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venerdì 18 aprile 2014

Le fonti di energia rinnovabile in America Latina: la locomotiva brasiliana e non solo

martedì 22 febbraio 2011

di Francesco Davide Ragno (Istituto Italiano di Scienze Umane – Sum)

 

Non v’è ombra di dubbio che il Brasile sia, nell’area latinoamericana, uno dei Paesi più dinamici, dal punto di vista economico. A rafforzare la crescita economica nazionale hanno contribuito, sicuramente, i progressi fatti in ambito energetico. Locomotore di questo processo è stato, in particolar modo, lo sviluppo della tecnologia intorno al biocarburante la cui produzione si è quasi raddoppiata negli ultimi anni, passando da quasi 280.000 barili al giorno del 2005 ai quasi 480.000 del 2009 (stando ai dati (1) diffusi dall’EIA, nell’ottobre dello scorso anno). In realtà, da un lato, all’interno del territorio nazionale si è cercato di differenziare l’offerta energetica e, dall’altro, anche grazie a Electrobras (impresa a capitale misto, pubblico e privato) il Brasile è diventato un vero e proprio attore internazionale in ambito energetico. Electrobras, infatti, è uno dei primi soggetti latinoamericani impegnati nello sviluppo di progetti di energia rinnovabile in tutta la regione. E non solo.


La realtà latinoamericana rivela una particolare complessità in materia energetica. Sia perché vi sono Paesi dove si è sviluppato un buon livello di know-how tecnologico: è questo il caso di Brasile e Messico. Sia perché la conformazione e la grande estensione del proprio territorio e la distribuzione particolarmente disomogenea della popolazione hanno reso più semplice lo sviluppo di una maggiore diversificazione energetica e, soprattutto, quello di alcune fonti di energia rinnovabile. Le cifre (2), recentemente diffuse dall’agenzia dell’Onu ECLAC (Economy Commission for Latin America and the Caribbean), mettono in mostra l’elevato contributo che la regione dà alla produzione di fonti di energia rinnovabili. Si tratta dell’equivalente di 1.284.164,0 milioni di barili di petrolio all’anno, di cui all’incirca il 60% è nelle mani del Brasile. A seguire ci sono Messico, Venezuela, Colombia, Argentina e Cile. I dati diventano ancor più interessanti se posti in relazione con la produzione complessiva di energia. In America Latina poco più del 23% dell’energia prodotta è rinnovabile. Oltre al solito Brasile la cui porzione sfiora il 44%, emergono i casi di Costa Rica, Honduras e El Salvador vicine al 50%, percentuale superata da Haiti e dal Paraguay (Paesi le cui economie sono tra le meno sviluppate della regione latinoamericana). Questi indicatori, ovviamente, vanno analizzati alla luce dei dati economici generali di ogni Paese. Di certo, ciò non rende moderne le economie né del Paraguay, né di Haiti, né dell’Honduras, né de El Salvador bensì mette in risalto la complessità della loro arretratezza. L’evolversi dello sviluppo delle risorse energetiche della regione, infine, rivela un ulteriore aspetto. I dati, infatti, mostrano che tra il 2002 ed il 2009 si è assistito ad una costante crescita sia in cifre assolute che in percentuali della produzione di fonti energetiche rinnovabili. Tra il 2008 e il 2009, vi è stata, però, una piccola flessione che rileva i tratti dell’incidenza della crisi economica mondiale in America Latina. Ne individua, infatti, non solo la tempistica ma anche l’entità relativamente lieve.


Come si è detto in precedenza, è il biocarburante brasiliano a trainare la produzione di energia rinnovabile in America Latina. Di recente, però, anche Uruguay e Argentina hanno lanciato programmi per avviare la produzione di biocombustibili. Mentre, il primo sembra navigare ancora in alto mare, il secondo inizia ad avere una propria fisionomia. Scartata l’ipotesi di ricavare carburante verde dalla soia, il progetto dell’impresa argentina Olifox S. A. prevede l’utilizzo delle alghe, coltivate in serbatoi all’interno di serre.  Con questo obiettivo, l’azienda ha firmato con la compagnia petrolifera argentina Ypf un accordo che prevedrebbe la produzione di 50.000 tonnellate di biodiesel all’anno.


Vi è, poi, più di un Paese che ha promosso programmi di sfruttamento delle risorse idriche a fini energetici. È proprio in questo ambito che il Brasile ha cercato di costruire un vero e proprio modello di progettazione, sostenendo con capitali pubblici iniziative promosse da aziende private. Il progetto complessivo prevede l’aumento, nei prossimi anni, di 25.000 MW della capacità di fornitura di energia idrica. Anche il Perù, l’Ecuador, il Venezuela e Panama si stanno muovendo nella stessa direzione. Mentre nei primi due casi si tratta soprattutto di progetti promossi da imprese private, gli ultimi due Paesi hanno cercato presso istituzioni finanziarie internazionali il finanziamento per la realizzazione di queste opere. Già quattro anni fa era stato insignito del premio Ashden per l’energia sostenibile un progetto peruviano che aveva portato elettricità a circa 30.000 persone tramite lo sviluppo di 47 microcentrali idroelettriche dislocate in località impervie delle Ande.


Quanto all’energia eolica, sono passati più di dieci anni da quando il governo argentino (sostenuto anche da quello della provincia di Chubut) ha promosso le prime istallazioni in Patagonia. Un programma che continua ad essere sostenuto grazie all’acquisto di nuove turbine. Lo scopo è quello di diversificare sempre più la produzione di energia, sino a raggiungere nel caso di quella eolica, nei prossimi anni, la copertura del fabbisogno energetico di 150.000 famiglie argentine. Nel frattempo, anche altri Paesi latinoamericani hanno promosso lo sviluppo di energia eolica. Non va, però, dimenticato che sono soprattutto aziende europee che hanno dominato e continuano a farlo il mercato della fornitura dell’energia eolica. Allo stato attuale, gli obiettivi regionali sono quelli di raggiungere nel 2025 la produzione di 46 GW annuali, trainato dal Brasile che nello stesso anno dovrebbe raggiungere una capacità di istallazioni pari 31,6 GW annui. Messico e Cile sono i principali competitors regionali del Brasile. Ed è soprattutto il secondo che sta promuovendo nuove istallazioni di turbine nella zona nord del Paese. Si tratta, ancora una volta, di una partneship tra capitali privati europei e cileni che si muove con l’intenzione di  raddoppiare -in pochi anni- la fornitura di energia eolica nazionale. Anche l’Uruguay manifesta particolare interesse nel diversificare la propria produzione energetica promuovendo l’istallazione di turbine capaci di sviluppare 500MW annui, pari al 60% della produzione elettrica del Paese.


Meno diffusione ha, invece, la produzione di energia solare. Lo scorso dicembre, infatti, è partito dal Cile il progetto di costruire il primo impianto fotovoltaico del subcontinente. Questo prevede l’istallazione di poco più di 4.000 pannelli nel deserto dell’Atacama, nel nord del Paese. L’energia ricavata è destinata ad alimentare l’industria del rame, una delle principali materie prime cilene. Riservati a consumi domestici, invece, sono i minipannelli solari istallati dalla Tecnosol, impresa nicaraguense, nelle zone rurali del Nicaragua non ancora raggiunte dalla rete elettrica nazionale.


Negli ultimi anni, dunque, l’America Latina ha contribuito in maniera sempre più rilevante allo sviluppo e alla produzione di fonti di energia rinnovabile. In questo processo, il Brasile ha giocato un ruolo centrale non solo per la ragioni geografiche e territoriali ma anche grazie ad una particolare sensibilità politico-diplomatica. Ma il panorama energetico latinoamericano manifesta una maggiore complessità. E non solo. I governi latinoamericani sono chiamati a rispondere ad una sfida strutturale, quella della ricerca di un modello di sviluppo energetico sostenibile capace di ridurre le grandi differenze sociali, questione che attraversa quasi tutti i Paesi dell’area.

 

 

 

NOTE

 

(1)  Us Energy Information Administration, [disponibile su http://www.eclac.cl/publicaciones/xml/6/42166/LCG2483b_3.pdf, ultimo accesso 21/02/2011].

 


(2)  CEPAL, Anuario estadístico de América Latina y el Caribe, 2010, pp. 201-202 [disponibile su http://www.eclac.cl/publicaciones/xml/6/42166/LCG2483b_3.pdf, ultimo accesso 21/02/2011].