martedì 9 marzo 2010
di Agata Gugliotta (RIE)
Il presente contribuito vuole essere
una disamina di alcune delle tecnologie più recenti messe a punto
per produrre energia da fonti alternative. Si tratta in molti dei
casi di prototipi o di tecnologie ancora premature, ma che rendono
bene l’idea dell’interesse scientifico ed economico che il mondo
delle rinnovabili continua ad avere.
Tecnomac e l’“Energy Double
System”
Produrre energia elettrica dalle
onde marine oggi è possibile: il sistema si chiama “Energy Double
System” (EDS), progettato dalla Tecnomac di Brescia in
collaborazione con il Politecnico di Milano (sezione Ingegneria
Idraulica) e con l’Università di Ingegneria di Brescia.
L’EDS, nome scelto dall’Ingegnere che gli ha dedicato la propria
tesi di laurea Mario Bertolini, si basa sulla cattura della spinta
dell’onda attraverso un galleggiante collegato a una leva libera di
oscillare seguendo il movimento del galleggiante esposto all’azione
dell’onda. La leva, collegata a un cilindro oleodinamico
moltiplicatore di pressione, funge da pompa e invia, ad altissima
pressione a un motore oleodinamico collegato a un generatore di
corrente, l’olio contenuto nel cilindro. I tecnici Tecnomac,
inoltre, hanno completato il sistema aggiungendo sulla leva, dietro
il galleggiante, una pala in grado di opporsi allo scorrere
dell’onda. In pratica, la stessa onda, sollecitando prima il
galleggiante poi la pala, attiva in modo continuativo la produzione
di energia acquisendo dall’onda la spinta verticale con il
galleggiante e quella orizzontale con la pala
(1).
Da un punto di vista economico l’idea è ancora tutta da sviluppare
e per valutarne l’effettiva efficienza bisognerà aspettare di
sapere il reale rapporto tra il costo degli impianti e la loro
produttività.
Acquasar
Si tratta di un progetto innovativo
nato dalla ricerca del laboratorio Ibm e l’Istituto Federale
Svizzero per la Tecnologia (ETH) di Zurigo. L’idea alla base è
quella di utilizzare il calore prodotto dai super computer, dei
grandi data center, per riscaldare gli edifici.
Ogni giorno gli enormi sistemi informatici, spina dorsale di
internet, consumano grande quantità di energia elettrica,
utilizzata per raffreddare i processori ed evitare che si
surriscaldino. Il sistema Aquasar, invece, per raffreddare i chip
utilizza l’acqua, che è circa 4000 volte più efficiente nel
catturare calore. Ma, ed è questa la cosa più innovativa, l’acqua
così riscaldata (che in media è sui 65°) verrebbe utilizzata per
riscaldare gli edifici, con un risparmio in termini economici e di
emissioni di CO2 evitate considerevole.
La durata del progetto pilota è fissata in tre anni, durante i
quali il calore prodotto dai data center servirebbe per riscaldare
60 palazzi nel distretto dello Swiss Federal Institute of
Technology, a Zurigo.
Microfueler
Come avere una pompa di etanolo a
casa: questa l’invenzione dell’imprenditore Tom Quinn e del
ricercatore specializzato nell’etanolo Floyd Butterfield, che già
dal 2007 hanno presentato il microfueler, lanciato però
ufficialmente solo all’inizio del 2009 in California, dopo aver
avuto l’appoggio ufficiale del governatore Arnold
Schwarzenegger.
Si tratta di un microimpianto di raffinazione domestica
dell’etanolo dai residui della birra: il cuore dell’impianto è
costituito da un apparecchio di distillazione, combinato con la
stazione di pompaggio, dotata di un serbatoio incorporato da 50
galloni. Collegato a questo un serbatoio dove vengono stoccati i
rifiuti organici da convertire in bioetanolo.
Le peculiarità positive di questa tecnologia sono diverse. Primo:
in termini di resa la produzione massima di bioetanolo è di circa
70 galloni alla settimana, con un costo stimabile in 0,10 dollari
al gallone, a cui bisogna aggiungere un consumo elettrico di 3 kWh
elettrici per gallone prodotto. Tuttavia secondo la casa
costruttrice GreenHouse, l’investimento (circa 10000 doll.)
dovrebbe ripagarsi nel giro di pochi anni. Secondo: il processo di
conversione avviene senza combustione e questo ne limita i rischi,
rendendola sicura. Terzo: per poter funzionare richiede solo un
collegamento all’impianto idraulico e alla rete elettrica
domestica.
Infine, utilizza diversi materiali di scarto e non prodotti da
destinare a uso alimentare, e pertanto non impatto sul prezzo delle
derrate agricole (2).
Gaon Street
Light
Un lampione alimentato da rifiuti
organici: questa l’ultima novità progettata dal designer Haneum
Lee. Si tratta di un dispositivo comune per l’illuminazione
pubblica, con alla base una struttura di sostegno che accoglie il
contenitore dove verranno inseriti i rifiuti. Attraverso questo
avviene un processo di compostaggio e viene prodotto il metano
necessario ad alimentare l’intero sistema.
Il materiale compostato poi potrà essere utilizzato come concime
per l’agricoltura e le aree verdi urbane. L’innovazione e i
risultati in termini ambientali sono quindi duplici, contando anche
che la materia prima abbonda, visto che una parte della spazzatura
che quotidianamente produciamo è composta da rifiuti
organici.
Si tratta, come molte delle innovazioni nel campo delle FER, di un
progetto su cui sono stati avanzati molti dubbi di fattibilità
economica.
Si sconosce ancora la reale portata di biomassa necessaria ad
alimentare il lampione, o i tempi di digestione perché ciò avvenga.
Inoltre e non meno importante, ci si pone il problema di come
sapere se i rifiuti gettati siano effettivamente biodegradabili, o
non si tratti piuttosto di lattine o di plastica.
NOTE
(1) Cfr. Fondazione
per lo sviluppo sostenibile
http://fondazionesvilupposostenibile.org/home?cid=27727
(2) Cfr.
www.nextville.it