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venerdì 10 settembre 2010

Alcune rinnovabili sono più alternative di altre…

martedì 9 marzo 2010

di Agata Gugliotta (RIE)

 

Il presente contribuito vuole essere una disamina di alcune delle tecnologie più recenti messe a punto per produrre energia da fonti alternative. Si tratta in molti dei casi di prototipi o di tecnologie ancora premature, ma che rendono bene l’idea dell’interesse scientifico ed economico che il mondo delle rinnovabili continua ad avere.

 

Tecnomac e l’“Energy Double System”

Produrre energia elettrica dalle onde marine oggi è possibile: il sistema si chiama “Energy Double System” (EDS), progettato dalla Tecnomac di Brescia in collaborazione con il Politecnico di Milano (sezione Ingegneria Idraulica) e con l’Università di Ingegneria di Brescia.
L’EDS, nome scelto dall’Ingegnere che gli ha dedicato la propria tesi di laurea Mario Bertolini, si basa sulla cattura della spinta dell’onda attraverso un galleggiante collegato a una leva libera di oscillare seguendo il movimento del galleggiante esposto all’azione dell’onda. La leva, collegata a un cilindro oleodinamico moltiplicatore di pressione, funge da pompa e invia, ad altissima pressione a un motore oleodinamico collegato a un generatore di corrente, l’olio contenuto nel cilindro. I tecnici Tecnomac, inoltre, hanno completato il sistema aggiungendo sulla leva, dietro il galleggiante, una pala in grado di opporsi allo scorrere dell’onda. In pratica, la stessa onda, sollecitando prima il galleggiante poi la pala, attiva in modo continuativo la produzione di energia acquisendo dall’onda la spinta verticale con il galleggiante e quella orizzontale con la pala (1).
Da un punto di vista economico l’idea è ancora tutta da sviluppare e per valutarne l’effettiva efficienza bisognerà aspettare di sapere il reale rapporto tra il costo degli impianti e la loro produttività.

 

Acquasar

Si tratta di un progetto innovativo nato dalla ricerca del laboratorio Ibm e l’Istituto Federale Svizzero per la Tecnologia (ETH) di Zurigo. L’idea alla base è quella di utilizzare il calore prodotto dai super computer, dei grandi data center, per riscaldare gli edifici.
Ogni giorno gli enormi sistemi informatici, spina dorsale di internet, consumano grande quantità di energia elettrica, utilizzata per raffreddare i processori ed evitare che si surriscaldino. Il sistema Aquasar, invece, per raffreddare i chip utilizza l’acqua, che è circa 4000 volte più efficiente nel catturare calore. Ma, ed è questa la cosa più innovativa, l’acqua così riscaldata (che in media è sui 65°) verrebbe utilizzata per riscaldare gli edifici, con un risparmio in termini economici e di emissioni di CO2 evitate considerevole.
La durata del progetto pilota è fissata in tre anni, durante i quali il calore prodotto dai data center servirebbe per riscaldare 60 palazzi nel distretto dello Swiss Federal Institute of Technology, a Zurigo.

 

Microfueler

Come avere una pompa di etanolo a casa: questa l’invenzione dell’imprenditore Tom Quinn e del ricercatore specializzato nell’etanolo Floyd Butterfield, che già dal 2007 hanno presentato il microfueler, lanciato però ufficialmente solo all’inizio del 2009 in California, dopo aver avuto l’appoggio ufficiale del governatore Arnold Schwarzenegger.
Si tratta di un microimpianto di raffinazione domestica dell’etanolo dai residui della birra: il cuore dell’impianto è costituito da un apparecchio di distillazione, combinato con la stazione di pompaggio, dotata di un serbatoio incorporato da 50 galloni. Collegato a questo un serbatoio dove vengono stoccati i rifiuti organici da convertire in bioetanolo.
Le peculiarità positive di questa tecnologia sono diverse. Primo: in termini di resa la produzione massima di bioetanolo è di circa 70 galloni alla settimana, con un costo stimabile in 0,10 dollari al gallone, a cui bisogna aggiungere un consumo elettrico di 3 kWh elettrici per gallone prodotto. Tuttavia secondo la casa costruttrice GreenHouse, l’investimento (circa 10000 doll.) dovrebbe ripagarsi nel giro di pochi anni. Secondo: il processo di conversione avviene senza combustione e questo ne limita i rischi, rendendola sicura. Terzo: per poter funzionare richiede solo un collegamento all’impianto idraulico e alla rete elettrica domestica.
Infine, utilizza diversi materiali di scarto e non prodotti da destinare a uso alimentare, e pertanto non impatto sul prezzo delle derrate agricole (2).

 

Gaon Street Light

Un lampione alimentato da rifiuti organici: questa l’ultima novità progettata dal designer Haneum Lee. Si tratta di un dispositivo comune per l’illuminazione pubblica, con alla base una struttura di sostegno che accoglie il contenitore dove verranno inseriti i rifiuti. Attraverso questo avviene un processo di compostaggio e viene prodotto il metano necessario ad alimentare l’intero sistema.
Il materiale compostato poi potrà essere utilizzato come concime per l’agricoltura e le aree verdi urbane. L’innovazione e i risultati in termini ambientali sono quindi duplici, contando anche che la materia prima abbonda, visto che una parte della spazzatura che quotidianamente produciamo è composta da rifiuti organici.
Si tratta, come molte delle innovazioni nel campo delle FER, di un progetto su cui sono stati avanzati molti dubbi di fattibilità economica.
Si sconosce ancora la reale portata di biomassa necessaria ad alimentare il lampione, o i tempi di digestione perché ciò avvenga. Inoltre e non meno importante, ci si pone il problema di come sapere se i rifiuti gettati siano effettivamente biodegradabili, o non si tratti piuttosto di lattine o di plastica.

 

 

 

NOTE

 

(1) Cfr. Fondazione per lo sviluppo sostenibile http://fondazionesvilupposostenibile.org/home?cid=27727

 

(2)   Cfr. www.nextville.it