martedì 5 maggio 2009
di David. R. Mares,
Professore di Scienze Politiche, Università della California, San
Diego e Ricercatore presso il James A. Baker III Institute for
Public Policy, Rice University
Con un portafoglio di attività
caratterizzato da elevata integrazione e internazionalizzazione che
spazia dal settore petrolifero, a quello del gas e petrolchimico,
la compagnia di stato del Venezuela, la PDVSA, è oggi una delle più
importanti compagnie petrolifere del mondo. Nonostante possa ancora
contare su diversi punti di forza, negli ultimi nove anni detta
impresa è stata sottoposta a molteplici tensioni e il recente
combinarsi della recessione economica internazionale con le
politiche di Hugo Chavez non ha fatto altro che indebolirla
ulteriormente. La PDVSA è stata usata per finanziare la
nazionalizzazione del settore elettrico, per l’acquisto o il
sequestro di imprese private in diversi settori dell’economia e lo
scorso anno il governo l’ha ufficialmente incaricata di
intervenire, attraverso un suo diretto coinvolgimento, in tutti
quei settori ritenuti strategici per lo sviluppo sociale della
nazione, quali l’agricoltura, l’istruzione e la sanità. I dati
mostrano poi come la compagnia di stato sia diventata uno strumento
per assorbire forza lavoro/creare occupazione, avendo riportato nel
2008 un aumento del personale del 25% per un totale di 75,600 unità
(1).
All’inizio del 2009, molti analisti,
tra cui chi scrive, credevano che Chavez avrebbe moderato il suo
approccio nei confronti del settore energetico in virtù del
drastico collasso dei prezzi del petrolio e della recessione
globale. Il Presidente venezuelano ha obiettivi ambiziosi tra cui
il piano di investimento 2009 della PDVSA che ammonta tra i 12 e i
14 miliardi di dollari e le sue passate politiche non sono state,
per usare un eufemismo, investor-friendly. Dovrebbe invece
essere preoccupato del fatto che i dati riportati dall’Agenzia
Internazionale per l’Energia indicano un calo della produzione
della compagnia di stato prossimo al 45% nel periodo dicembre
1997-dicembre 2008, nonostante il suo governo sostenga che la
riduzione sia nell’ordine del 13% (2). In
particolare, la raffineria Cardon, ma non è stato un caso isolato,
negli ultimi mesi ha riscontrato diversi problemi quali incendi e
interruzione dell’erogazione di elettricità, segni evidenti
dell’inadeguatezza degli investimenti effettuati in manutenzione
(3). Inoltre, Chavez dovrebbe sapere che la PDVSA
non ha mantenuto la promessa di investire in una nuova raffineria
in Brasile, lasciando sola la Petrobras in questo progetto
(4). E di certo le questioni legali pendenti
associate alla confisca di asset di proprietà di Exxon Mobil e
Conoco-Philips mettono in pericolo gli asset che la PDVSA stessa
detiene negli Stati Uniti (raffinerie CITGO).
Solo pochi passi sono stati compiuti
seguendo un approccio più moderato. Ad esempio, nel 2009 la PDVSA
pensa di poter tagliare i costi operativi del 40% e Chavez ha messo
in guardia il personale dal cercare di ottenere aumenti salariali
in questa congiuntura (5). Il Venezuela sta
cercando in tutto il mondo nuovi partner interessati ad accedere
alle abbondanti riserve di idrocarburi del paese e al suo
potenziale petrolchimico. Almeno sulla carta, Giappone e Iran hanno
risposto positivamente (6).
Nonostante questi piccoli sforzi, la
maggior parte delle azioni intraprese non solleva la PDVSA dal suo
stato di crisi. Invece di adottare politiche volte a migliorarne
l’efficienza e accrescerne la capacità produttiva, nonché a
instaurare rapporti concilianti con i partner privati della NOC e
con le società parapetrolifere, il governo di Chavez sta
perseguendo la strada delle minacce e delle confische. I
significativi tagli dei costi operativi sembrano ricadere
pesantemente sulle società parapetrolifere stesse. Il governo
dichiara di voler mantenere il livello di occupazione attuale della
PDVSA, nonostante questa sia indebitata per 7 miliardi di dollari
nei confronti di 4500 imprese di servizi sia nazionali che
internazionali. Alcune di queste, tra cui Helmerich & Payne e
Ensco, hanno interrotto le operazioni di perforazione nell’intento
di esercitare pressione sul governo e ottenere il dovuto pagamento.
La risposta governativa è stata la confisca di uno dei pozzi della
Ensco e il Ministro dell’Energia, nonché Presidente della PDVSA
Rafael Ramirez, ha annunciato che non verranno pagati i fornitori
di servizi che hanno agito nel proprio interesse e che hanno
speculato sui loro contratti. Il governo si aspetta inoltre che
questi procedano a una riduzione retroattiva del 40% delle somme
loro dovute dalla PDVSA (7).
Il successo conseguito da Chavez
sull’onda dell’escalation dei prezzi del petrolio tra il 2004 e il
2008 potrebbe averlo indotto a sovrastimare le sue capacità di
negoziazione con le imprese nazionali e internazionali e a fare
promesse alla nazione troppo rischiose da modificare. Se è cosi,
non si assisterà a nessuna riforma positiva della NOC venezuelana.
La PDVSA difficilmente collasserà, ma i suoi costi, divenuti più
alti, così come la sua capacità produttiva in calo, continueranno
ad avere un impatto negativo sui rapporti con i partner e
sull’intero paese.
NOTE
1 . Deisy Buitrago, “Growing labor
unrest to hurt Venezuela's PDVSA”
http://www.reuters.com/article/GCA-Oil/idUSTRE52J5UA20090320?sp=true
20 Marzo 2009
2. Ramon Espinasa, “Venezuela:
Oil Sector Performance 1997-2008”
http://www.rice.edu/energy/events/past/26feb09Espinasa.pdf
3 . Business News Americas, “PDVSA
reports new fire at Cardón – Venezuela” 15 Aprile, 2009
4 . Jeff Fick, “Brazil Petrobras,
PdVSA Continue Talks On Refinery – Estado” Dow Jones
Newswires, 27 Aprile 2009,
http://online.wsj.com/article/BT-CO-20090427-713512.html
5 . Deisy Buitrago, “Growing labor
unrest to hurt Venezuela's PDVSA”
http://www.reuters.com/article/GCA-Oil/idUSTRE52J5UA20090320?sp=true
20 Marzo 2009
6 . Business News Americas, “PDVSA
slashes executive pay, promises to maintain investments –
Venezuela”
27 Aprile 2009
7 . Steven Bodzin, “Helmerich &
Payne Says PDVSA Debt May Not Be Paid (Update2) “ Bloomberg, 30
Aprile 2009