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venerdì 3 settembre 2010

Ken Amann - Direttore Ricerche in CIMdata, Global Leader in PLM Consulting


Data intervista: martedì 20 ottobre 2009


Amann

L’industria dell’energia rappresenta davvero l’ultima frontiera del Product Lifecycle Management (PLM), ovvero dei servizi e dei software per la gestione del ciclo di vita dei prodotti?
Le origini del PLM risalgono agli anni Ottanta. Allora era molto simile al PDM, ovvero al Product Data Management. È stato utilizzato innanzitutto nell’industria aerospaziale e automobilistica, nella meccanica e nel design. Poi c’è stata la progressiva evoluzione del PLM verso il “Global Management” e negli anni Novanta, con l’esigenza di una tecnologia collegata alla rete, è stato scoperto da nuovi settori come il retail, il fashion ed è stato sfruttato nei processi industriali di colossi come la CocaCola o la Procter&Gamble. Le utilities hanno cominciato ad utilizzarlo per l’Asset Management, per verificare lo stato di attrezzature e apparecchiature, per la ricerca di facility. Poiché le società dell’energia sono soggette a molti controlli, devono inviare una continua informativa alle authority o ai governi e devono compilare periodicamente rapporti come quelli sulle emissioni inquinanti, il PLM si è rivelato prezioso da questo punto di vista. Oggi società come Bechtel o Areva lo utilizzano nel design e nella costruzione di impianti per l’energia elettrica ed è fondamentale per la loro manutenzione. Il PLM è attualmente una risorsa nell’industria del nucleare. Le ultime versioni consentono non solo di visualizzare i reattori ma di fare simulazioni. Esistono modelli tridimensionali che consento di entrare virtualmente negli impianti, ci si cammina, si gira intorno, si verifica l’entità di eventuali danni e si calcola il tempo necessario per ripararli. Non si risparmia solo tempo e denaro ma si guadagna molto in termini di sicurezza.
Nei giorni scorsi Entergy, il secondo produttore americano di energia nucleare, ha annunciato che pensa di risparmiare fino ad un milione di dollari al giorno, utilizzando una innovativa soluzione PLM.
Le visualizzazioni e le simulazioni sono molto accurate. Si possono calcolare i tempi per la riparazione dei danni e per il ripristino delle apparecchiature per il controllo del reattore. Se si spegne un impianto nucleare, anche per un solo giorno, i danni ammontano a ben oltre un milione di dollari e dunque la stima mi sembra decisamente realistica. Se si velocizzano i tempi delle riparazioni si risparmiano un sacco di soldi. Non a caso EDF ha ben 54 siti on line

 

Tra taglio dei costi e ‘time to market’, si può quantificare l’impatto del PLM sulla produttività?
Ovviamente dipende dalle aree e dai processi. I benefit sono in tantissimi campi di sviluppo. Per la realizzazione di un prodotto, i tempi si accorciano in media del 20% nella peggiore delle ipotesi e del 60% nelle migliore. L’acquisizione di informazioni diventa immediata, cioè a dire che i tempi si riducono del 90-95%. Migliora la produttività individuale, dell’organizzazione e del business. L’accelerazione nel lancio di un prodotto è poi un fattore che fa impennare la produttività perché, ovviamente, se si arriva primi si guadagnano più soldi. E il PLM partecipa a tutte le fasi, dall’idea allo sbarco sul mercato. La concorrenza globale obbliga a rinnovare e aggiornare costantemente i prodotti che devono essere sempre più sofisticati ma con bassi costi di realizzazione. Il PLM viene utilizzato per fare formazione e dal punto di vista delle procedure è molto veloce. I tempi neccessari per ottenere l’approvazione di un progetto, in base ai nostri studi, si riducono tra il 50% e il 100% a seconda delle aree, perché cambia molto se si passa dall’auto all’hi-tech, all’elettronica. Complessivamente il miglioramento della produttività va dal 10%-15%, che è il range più basso, al 90%-100%. Un altro fattore che incide sulla produttività è la necessità, oggi, di collegare sempre più il software all’elettronica. È una connessione che diventa sempre più importante e quello che sta emergendo è una nuova scienza che si chiama “mecatronica” che combina ingegneria, elettronica e software. Il PLM offre il miglior contributo alla mecatronica che riguarda prodotti sempre piu’ complessi e che grazie al PLM possono venire realizzati con le stesse risorse, con le stesse persone e a minor costo.

 

Quali sono i PLM più avanzati?
Sono cinque le società leader nella fornitura di soluzioni PLM e cioè Dessault, Sap, Oracle, PTC e Siemens. Non esiste una versione più avanzata, dipende dal tipo di applicazione. Quello di Sap viene utilizzato soprattutto nei processi industriali , dalle utilities e per l’asset management. Per il design e l’architettura si ricorre  al PLM di di Aveva o a quello di una piccola societa’ che si chiama Autodesk.

 

In che ambito le soluzioni PLM offrono margini di miglioramento?
Il PLM è in costante evoluzione. Sicuramente dei passi in avanti devono essere fatti nelle aree dei “rapporti e conformità alle norme”, nelle simulazioni e nelle applicazioni uniche. Anche sul fronte del mantenimento degli impianti occorrono migliorie. In questo campo si prevedono grossi margini di crescita.

 


Rita Lofano