L’industria dell’energia
rappresenta davvero l’ultima frontiera del Product Lifecycle
Management (PLM), ovvero dei servizi e dei software per la gestione
del ciclo di vita dei prodotti?
Le origini del PLM risalgono agli anni Ottanta. Allora era molto
simile al PDM, ovvero al Product Data Management. È stato
utilizzato innanzitutto nell’industria aerospaziale e
automobilistica, nella meccanica e nel design. Poi c’è stata la
progressiva evoluzione del PLM verso il “Global Management” e negli
anni Novanta, con l’esigenza di una tecnologia collegata alla rete,
è stato scoperto da nuovi settori come il retail, il fashion ed è
stato sfruttato nei processi industriali di colossi come la
CocaCola o la Procter&Gamble. Le utilities hanno cominciato ad
utilizzarlo per l’Asset Management, per verificare lo stato di
attrezzature e apparecchiature, per la ricerca di facility. Poiché
le società dell’energia sono soggette a molti controlli, devono
inviare una continua informativa alle authority o ai governi e
devono compilare periodicamente rapporti come quelli sulle
emissioni inquinanti, il PLM si è rivelato prezioso da questo punto
di vista. Oggi società come Bechtel o Areva lo utilizzano nel
design e nella costruzione di impianti per l’energia elettrica ed è
fondamentale per la loro manutenzione. Il PLM è attualmente una
risorsa nell’industria del nucleare. Le ultime versioni consentono
non solo di visualizzare i reattori ma di fare simulazioni.
Esistono modelli tridimensionali che consento di entrare
virtualmente negli impianti, ci si cammina, si gira intorno, si
verifica l’entità di eventuali danni e si calcola il tempo
necessario per ripararli. Non si risparmia solo tempo e denaro ma
si guadagna molto in termini di sicurezza.
Nei giorni scorsi Entergy, il secondo produttore americano di
energia nucleare, ha annunciato che pensa di risparmiare fino ad un
milione di dollari al giorno, utilizzando una innovativa soluzione
PLM.
Le visualizzazioni e le simulazioni sono molto accurate. Si possono
calcolare i tempi per la riparazione dei danni e per il ripristino
delle apparecchiature per il controllo del reattore. Se si spegne
un impianto nucleare, anche per un solo giorno, i danni ammontano a
ben oltre un milione di dollari e dunque la stima mi sembra
decisamente realistica. Se si velocizzano i tempi delle riparazioni
si risparmiano un sacco di soldi. Non a caso EDF ha ben 54 siti on
line
Tra taglio dei costi e ‘time
to market’, si può quantificare l’impatto del PLM sulla
produttività?
Ovviamente dipende dalle aree e dai processi. I benefit sono in
tantissimi campi di sviluppo. Per la realizzazione di un prodotto,
i tempi si accorciano in media del 20% nella peggiore delle ipotesi
e del 60% nelle migliore. L’acquisizione di informazioni diventa
immediata, cioè a dire che i tempi si riducono del 90-95%. Migliora
la produttività individuale, dell’organizzazione e del business.
L’accelerazione nel lancio di un prodotto è poi un fattore che fa
impennare la produttività perché, ovviamente, se si arriva primi si
guadagnano più soldi. E il PLM partecipa a tutte le fasi, dall’idea
allo sbarco sul mercato. La concorrenza globale obbliga a rinnovare
e aggiornare costantemente i prodotti che devono essere sempre più
sofisticati ma con bassi costi di realizzazione. Il PLM viene
utilizzato per fare formazione e dal punto di vista delle procedure
è molto veloce. I tempi neccessari per ottenere l’approvazione di
un progetto, in base ai nostri studi, si riducono tra il 50% e il
100% a seconda delle aree, perché cambia molto se si passa
dall’auto all’hi-tech, all’elettronica. Complessivamente il
miglioramento della produttività va dal 10%-15%, che è il range più
basso, al 90%-100%. Un altro fattore che incide sulla produttività
è la necessità, oggi, di collegare sempre più il software
all’elettronica. È una connessione che diventa sempre più
importante e quello che sta emergendo è una nuova scienza che si
chiama “mecatronica” che combina ingegneria, elettronica e
software. Il PLM offre il miglior contributo alla mecatronica che
riguarda prodotti sempre piu’ complessi e che grazie al PLM possono
venire realizzati con le stesse risorse, con le stesse persone e a
minor costo.
Quali sono i PLM più
avanzati?
Sono cinque le società leader nella fornitura di soluzioni PLM e
cioè Dessault, Sap, Oracle, PTC e Siemens. Non esiste una versione
più avanzata, dipende dal tipo di applicazione. Quello di Sap viene
utilizzato soprattutto nei processi industriali , dalle utilities e
per l’asset management. Per il design e l’architettura si
ricorre al PLM di di Aveva o a quello di una piccola societa’
che si chiama Autodesk.
In che ambito le soluzioni
PLM offrono margini di miglioramento?
Il PLM è in costante evoluzione. Sicuramente dei passi in avanti
devono essere fatti nelle aree dei “rapporti e conformità alle
norme”, nelle simulazioni e nelle applicazioni uniche. Anche sul
fronte del mantenimento degli impianti occorrono migliorie. In
questo campo si prevedono grossi margini di crescita.
Rita Lofano