Quali vengono considerate
attualmente le “fonti rinnovabili innovative”?
In ogni settore delle energie pulite ci sono oggi degli importanti
sviluppi tecnologici, quindi anche quelle fonti che vengono
considerate tradizionali – un esempio su tutti è il solare termico
– diventano particolarmente innovative se si incorporano in una
struttura edilizia prefabbricata e diventano parte di un sistema
costruttivo. Certo, il solare termico non si può considerare una
tecnologia innovativa ma un sistema industriale che lo incorpori in
modo economico, sostenibile e inserito all’interno di un sistema
costruttivo, quindi l’industrializzazione, sarebbe un importante
passo avanti. Lo stesso vale per la geotermia. In Italia la
geotermia di bassa entalpia (che sfrutta il naturale calore del
terreno per produrre energia termica per l’acqua calda sanitaria e
per il riscaldamento degli edifici) è ancora molto poco
sviluppata, ma può diventare particolarmente interessante nel
momento in cui si va a industrializzare il sistema. Lo diventerebbe
ancor di più la geotermia ad alta entalpia (che sfrutta le
anomalie geologiche del terreno per produrre energia elettrica a
scala maggiore): in questo ambito, però, ci sono da fare
ancora importanti sviluppi tecnologici. Si tratta di dover
penetrare la Terra, in modo ambientalmente sostenibile, economico
ed effettivamente praticabile. Ci sono ancora grossi ostacoli, ma
questa è una delle tecnologie sulle quali sono impegnati grandi
centri di ricerca internazionali.
Il
fotovoltaico?
Sono più noti gli sviluppi nel settore fotovoltaico che potrebbero
venire dall’uso di celle organiche. Parlare di ciò è facile, ma si
è ancora veramente lontani da una fattibilità tecnica, specie se si
parla di fattibilità in termini industriali. Oggi possiamo dire che
ci sono degli spunti interessanti che ci consentono di guardare a
questa tecnologia, ma parliamo di risultati di laboratorio ancora
lontanissimi da un’applicazione pratica.
Parliamo anche di altre
fonti.
La produzione di biocombustibile dalle alghe rappresenta un settore
di importante sviluppo. Sono impegnati in tutto il mondo con
ricerche e ci sono importanti imprese del settore petrolifero che
si occupano di questo tema, che evidentemente consentirebbe loro –
una volta che diminuisse il ricorso alle fonti primarie e al
petrolio – una sostituzione all’inizio in percentuale ma in
prospettiva anche al 100%, come avviene con il bioetanolo che in
alcuni paesi è già commercializzato e ci sono autovetture che
consentono di utilizzarlo anche al 100%.
Come siamo messi invece con
l’eolico?
Molto bene. Stupisce vedere oggi aerogeneratori da 5 MW quando fino
a pochissimo tempo fa 2,5 MW sembravano un valore enorme. Nel caso
dell’eolico off shore, per applicazioni in Italia o
comunque nel bacino Mediterraneo, potrebbe essere estremamente
interessante una tecnologia che eviti di fare piloni sul fondo del
mare. Già che parliamo di mare c’è da dire che l’uso energetico
delle correnti marine è qualcosa sul quale si sono fatti grossi
impianti significativi nel Nord Europa. In Italia, nuovamente,
siamo molto indietro e c’è molto da fare. Si tratta in pratica di
fare generatori che funzionino sott’acqua, quindi con materiali di
particolare resistenza, che tengano conto della variabilità delle
correnti. Anche questo è un settore di un certo interesse.
In generale, quindi, che
potenzialità di sviluppo hanno le nuove rinnovabili?
Il potenziale è enorme: superata la transizione alle fonti fossili
e una volta che avessimo un nucleare di quarta e quinta
generazione, e quindi più adeguato alle esigenze, dobbiamo
sviluppare una ricerca che vada anche oltre, e che riesca a
sganciarsi da quelle che sono le fonti che oggi conosciamo. Ciò
vuol dire saper guardare anche a frontiere come quelle della
fusione nucleare. In questa fase di transizione assumerà molta
importanza lo sviluppo dei sistemi di accumulo dell’energia. Questo
è un altro punto debole a livello mondiale: oggi il problema
dell’auto elettrica, tanto per fare un esempio, non sta nel motore,
come è evidente, bensì nelle batterie. Per tutte le fonti citate si
tratta di un processo di continuo miglioramento delle tecnologie.
Poi dobbiamo aspettarci i salti tecnologici. Questi però sono
difficili da prevedere, perché dipendono molto dagli investimenti
che vengono fatti. Purtroppo non sempre tutte le strade che vengono
imboccate portano a un risultato certo. E soprattutto in tempi
certi. Bisogna esplorare un po’ in tutte le direzioni ed essere
pronti per stare sulla tecnologia prima di altri per non essere
sempre a rimorchio e pagare il prezzo del ritardo.
Nel solare termodinamico,
però, siamo leader mondiali…
Vero, questa rappresenta un esempio di successo di una tecnologia
italiana sviluppata da un ente di ricerca con imprese hi tech e
attualmente l’unica sulla quale abbiamo un posizionamento
particolarmente favorevole. Le sue prospettive? C’è molta meccanica
quindi non ci sarà un ulteriore facile sviluppo se non
un’ottimizzazione dell’uso dei materiali e del fluido termovettore.
Questo è ancora possibile e un’elevata industrializzazione potrà
dare risultati interessanti. L’Enea è molto impegnata nel solare
termodinamico, così come nella produzione di biocombustibili dalle
alghe o i sistemi di gassificazione della biomassa, per la
produzione di gas molto ricco di idrogeno e valore energetico molto
elevato.
Edoardo
Massimi