di Vittorio D’Ermo (Direttore
Osservatorio Energia AIEE)
I prezzi del petrolio nel corso
degli ultimi anni si sono mossi lungo un sentiero di crescita
ininterrotta che li ha portati a livelli paragonabili a quelli
raggiunti nei momenti più difficili delle grandi crisi energetiche
degli anni ’70 e ’80 ma, a differenza di quel periodo, la domanda
di petrolio mondiale ha continuato a crescere incoraggiando il
formarsi di una pericolosa spirale rialzista di cui non si
intravede ancora l’interruzione.
Fonte: elaborazioni su dati BP e Platts
Tra i fattori di maggior sostegno
alla richiesta di crescenti quantitativi di petrolio, in un momento
in cui l’offerta si sta avvicinando ai suoi limiti, vi è la
crescita della domanda asiatica, sostenuta da prezzi interni non
allineati a quelli internazionali, ma anche la ristrettezza dei
margini di sostituzione del petrolio con altre fonti, almeno nel
breve termine.
Negli ultimi anni in tutto in mondo il petrolio viene utilizzato
per lo più dal settore trasporti con una domanda particolarmente
rigida.
Per contener in qualche modo questa crescita le risposte più
promettenti vengono dall’aumento di efficienza del parco
(chilometri percorsi per unità di energia) e da miglioramenti di
efficienza del sistema di trasporto nel suo complesso attraverso un
sostanziale aumento della quota di mercato dei vettori più
efficienti come navi e treni.
Gli aerei sono dal punto di vista dei consumi energetici il sistema
più dispendioso anche se in questo settore sono ipotizzabili
miglioramenti di efficienza.
Nel settore delle auto responsabili di un’aliquota preponderante
dei consumi di petrolio le decisioni sono in grandissima parte
decentrate e quindi il ruolo dei consumatori è molto importante;
solo essi possono, infatti, decidere di acquistare auto più
efficienti e/o adottare comportamenti virtuosi.
In realtà anche il decisore pubblico può svolgere un ruolo con
l’adozione di standard di efficienza obbligatori, ma il consumatore
finale rimane un attore primario.
I dati ufficiali disponibili per comprendere come il consumatore
stia reagendo all’ondata di rialzi dei prezzi dei carburanti non
sono sufficienti per capire esattamente se i minori consumi che si
cominciano a intravedere siano conseguenza di comportamenti
virtuosi o di difficoltà a mantenere i livelli di consumo
precedenti agli aumenti di prezzo.
Rispetto agli aumenti di prezzo la risposta sul piano quantitativo
è stata finora abbastanza limitata rispetto all’obiettivo di
contenere la crescita della domanda petrolifera mondiale, specie da
parte dei paesi dell’area Ocse dove si registrano ancora i più
elevati livelli di consumo.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti solo il raggiungimento di quota
4 dollari per gallone da parte del prezzo della benzina ha
cominciato a produrre effetti tangibili.
Rispetto a un anno fa i consumi americani di benzina sono scesi
negli ultimi tempi, secondo i dati dell’EIA-Doe, da un valore medio
di 9,537 milioni di barili/giorno, l’equivalente dell’intera
produzione dell’Arabia Saudita, a 9,281 milioni di barili/giorno
con una riduzione percentuale del 2,7% pari, in termini assoluti, a
256.000 migliaia di barili/giorno.
Combinando questa riduzione con l’aumento produttivo annunciato da
parte dell’Arabia Saudita di 200.000 barili/giorno, si cominciano a
intravedere nel bilancio petrolifero mondiale dei movimenti che non
possono essere trascurati da quanti operano sia sul mercato fisico
sia su quello dei futuri.
Il problema è capire se questo trend continuerà e si rafforzerà e
soprattutto quali sono i fattori che lo stanno determinando.
D’altra parte solo un ridimensionamento o quanto meno un controllo
della domanda petrolifera potrà contenere la spinta all’aumento dei
prezzi.
Gli sviluppi in Italia di fronte ai sempre più elevati prezzi dei
carburanti non sono molto facili da interpretare.
Complessivamente la domanda di energia dell’intero settore
trasporti negli ultimi anni è andata aumentando a causa del sempre
maggiore peso della componente del trasporto su gomma sia per il
trasporto delle merci sia per quello delle persone.
In questo quadro la forte riduzione dei consumi di benzina non può
essere attribuita automaticamente come a una risposta ai prezzi ma
come il risultato del massiccio spostamento delle preferenze degli
automobilisti italiani dalle vetture a benzina a quelle diesel.
Questo spostamento ha in qualche modo ha aumentato l’efficienza del
parco dato che il motore diesel ha un rendimento migliore di quello
a benzina, ma rimane da vedere se l’aumento di efficienza sia stato
compensato dall’aumento della cilindrata e anche da un aumento
della percorrenza media delle vetture private.
Considerando anche il costante aumento del trasporto merci su gomma
ne risulta un bilancio non proprio esaltante dal punto di vista del
contenimento della domanda complessiva di petrolio.
I dati relativi ai primi cinque mesi del 2008 e ancor più quelli
relativi al mese di maggio evidenziano un cambiamento più marcato
che si sta manifestando: oltre a un intensificarsi della flessione
della domanda di benzina anche una crescita piuttosto contenuta
della domanda di diesel.
Facendo invece riferimento a questi due prodotti leader del
trasporto su gomma la forte riduzione della domanda di benzina non
è stata compensata, come in altri periodi, dall’aumento della
domanda di gasolio.
In questo fenomeno si possono intravedere sia una certa reazione
agli aumenti dei prezzi dei carburanti sia le conseguenze del basso
tono dell’attività economica.
Va peraltro precisato che di fronte agli alti prezzi della benzina
sta aumentando il ricorso al GPL; tutto riduce l’impatto sulla
domanda complessiva di petrolio sostenuta anche dalla espansione
della domanda di carboturbo e di bunkeraggi.
In conclusione la strada per una riduzione strutturale dei consumi
petrolio nel settore trasporto è ancora lunga e piena di
difficoltà.
DOMANDA DEI PRINCIPALI PRODOTTI
PETROLIFERI DEL SETTORE TRASPORTI IN ITALIA NEI PRIMI CINQUE MESI
2008
(MIGLIAIA DI TONN.)
